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Antichi
Mestieri

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La
Levatrice
A Sieti,
normalmente, si partoriva in casa con l'assistenza della
"mammana" che cercava in tutti i modi di
rispettare le norme igieniche, servendosi di strumenti sterilizzati
come era possibile farlo a quei tempi.
La futura mamma era assistita dalla suocera, dalla madre, da vicine
di casa, da comare, ecc.. Quando il parto presentava
complicazioni e bisognava scegliere tra la vita del bambino e quella
della madre, i parenti del marito miravano a salvare il bambino; per
questo era indispensabile la presenza della madre della partoriente
che proteggeva la figlia.
Alcuni bambini morivano durante il parto perché non sempre
era possibile assicurare loro un'assistenza adeguata.
Dopo il parto la madre restava a letto per qualche giorno per
favorire il ritorno dell'utero nella sua posizione fisiologica e
potesse riacquistare tutte le forze necessarie, per accudire in modo
adeguato il neonato.
I
familiari e gli amici della puerpera facevano a gara per procurare dei
polli con i quali si preparava un ottimo brodo che la mamma neofita doveva
bere.
Frequenti erano le emorragie o le infezioni gravi come la febbre o sepsi
puerperale che causavano molti decessi, date le scarse condizioni
igieniche e gli impropri interventi sanitari.
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Il
Calzolaio
A
Sieti in passato questo mestiere, anche se poco
remunerativo, era assai diffuso perché anche i benestanti usavano
far ricucire o risuolare le calzature.
Il calzolaio generalmente lavorava in un posto fisso, in un angolo
dell'abitazione, in un portone, o in un angusto locale. Il calzolaio
che ricordo con simpatia era "mast Appald" con la sua
bottega in piazza Albori, ricordo ancora che noi ragazzi andavamo a
fargli compagnia per farci raccontare le sue imprese da
"Ardito" durante il servizio militare.
Era abitudine di tutti, sfruttare al massimo le scarpe, far
rinforzare le suole con piccoli ferri o chiodi (come
si nota nella foto di alcuni ragazzi) che producevano un
particolare tintinnio al suono, dal quale si poteva intuire
facilmente che le scarpe erano nuove.
Molto spesso il calzolaio andavava a svolgere il suo lavoro
direttamente a casa del cliente che aveva una numerosa prole. Il
calzolaio rimaneva a casa del cliente per tutti i giorni necessari a
calzare tutti i componenti della famiglia. Per la realizzazione di
un paio di scarpe era come andare dal sarto, si sceglieva il
modello, il colore, il tipo di tomaia, dopo di ché il calzolaio
iniziava con la misura del piede, poi questa misura si riprendeva a
lavoro quasi ultimato.

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Il
Maniscalco
A
Sieti Il maniscalco ("ferracavall") era l'artigiano
che ferrava muli e cavalli, attività molto importante in un paese
ad economia contadina.
Egli, oltre a forgiare il ferro secondo la forma e la
dimensione dello zoccolo, svolgeva altre funzioni: assisteva al
parto degli animali, curava le ferite, "favoriva" la monta
equina.
Si serviva di pochi ed elementari attrezzi: forgia,martello,
tenaglia, incastro, che serviva a pareggiare l'unghia dello zoccolo,
i chiodi di solito erano realizzati da lui stesso.
Le prestazioni del maniscalco erano richieste in tutti i periodi
dell'anno, in particolare nel periodo della raccolta delle
nocciole ( penso che Cesare era un ottimo cliente) in quanto gli
animali dovevano essere ben preparati per il lavoro estenuante.
Nota:
Volevo indicare il nome di qualche maniscalco del nostro paese che
praticava questo nobile mestiere, ma purtroppo non ho ricordi, spero
che qualche navigatore che legge questa pagina me lo possa
suggerire.
G.
Nobile

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U
Fotograf
A
Sieti il solo fotografo era Nobile Andrea: che
svolgeva la sua attività tra gli anni 40/50, operava con una
modesta attrezzatura, ma faceva delle ottime foto. I suoi clienti
erano principalmente i suoi paesani, ma qualche volta venivano anche
dai comuni vicini. le richieste erano di foto per documenti di
riconoscimento nonchè foto da spedire a parenti che avevano
espatriato negli Stati Uniti d'America, Argentina, ed altri paesi. Ancora
oggi si ritrovano foto realizzate dal nostro fotografo con la
"cassetta fotografica" che si vede nell' immagine
laterale.
Il
suo studio fotografico era la strada, ove portava a termine ripresa,
sviluppo, stampa e consegna in pochi minuti.
Il
commendatore Nobile nell'occasione della sesta edizione di "Sieti
Borgo Antico" ha raccontato a diversi ospiti della
manifestazione le operazioni che svolgeva per realizzare una foto, e
diceva: Il
soggetto da fotografare posava a circa un metro dalla macchina
fotografica, che io mettevo a fuoco su di un vetro smerigliato,
utilizzando un bastoncino di legno che fuoriusciva dalla macchina,
per spostare il vetro avanti e indietro, fino alla perfetta messa a
fuoco.
Dopo,
nella perfetta oscurità, riparandomi dalla luce esterna con un
panno nero, attraverso una feritoia laterale alla macchina, inserivo
un foglio di carta fotografica aderente al vetro sul quale avevo
messo a fuoco l'immagine, dopo di ché aprivo l'obiettivo per
qualche secondo, dopo tale operazione il foglio di carta
impressionato, lo inserivo nella vaschetta dello sviluppo che si
trova alla base della macchina, dopo aver controllato che l'immagine
era apparsa sul foglio di carta, la passavo nella seconda vaschetta
per il fissaggio, trascorso qualche minuto, finalmente la foto
negativa veniva estratta dalla macchina per poterla lavare nel
secchio d'acqua che preventivamente avevo preparato.
Per
ottenere l'inversione, da foto negativa a quella definitiva
positiva, rifacevo le stesse operazioni, ma invece di fotografare il
soggetto, fotografavo la foto (negativa) appena realizzata.
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Il
Lattaio
A Sieti,
fino agli anni cinquanta-sessanta non esistevano le
latterie ne salumerie per acquistare il latte, per cui, chi
aveva la necessità di procurarsi del latte, si recava munito di
recipiente, alla stalla ove veniva venduto il latte.
Vivo
è nel mio ricordo. quanto i miei genitori mi mandavano a comprare
il latte alla stalla più vicino a casa, in via Giacomi,
all'incrocio che porta in via Fortunati.
C'è
da dire che non tutti si potevano permettere di acquistare
quotidianamente il latte, che per alcuni era un alimento "di
lusso".
Diffusa era la figura del lattaio ambulante, generalmente un
contadino, un pastore che ogni mattina faceva il suo giro rifornendo
i clienti della quantità di latte richiesto: un litro, mezzo litro
o addirittura, un quarto.
Spesso il latte non sterilizzato era causa di gravi affezioni e
malattie come la febbre maltese.
Le donne più scrupolose e più informate lo facevano bollire a
lungo prima che venisse bevuto da grandi e bambini.
Dei vecchi lattai ambulanti o a posto fisso,oggi rimane solo il
ricordo.
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U
Cardalana
PAGINA
In
Preparazione
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U
Cestaio
PAGINA
In
Preparazione
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U
Conciapiatti
A Sieti, come in altri luoghi, capitava spesso che pentole, recipienti e brocche
essendo fragili, sottoposti agli urti, si rompessero. In questo caso non
venivano gettati via, come accade oggi, ma riparati dal "conciapiatti", un
artigiano ambulante che per annunciare il suo arrivo in paese e consentire
alle massaie di approntare sull'uscio di casa le brocche da riparare,
gridava a squarciagola: "U conciapiatt, è arrivato u cunciapiatt!
Con un trapano rudimentale di legno ricuciva l'oggetto
rotto: praticava dei fori e univa i cocci con un filo di ferro,
spalmandoci sopra uno strato di cemento, restaurando così l'oggetto che
riacquistava la sua funzione. Il tutto avveniva sotto l'occhio vigile
delle massaie che cercavano di evitare ogni spreco. Terminata la
prestazione si passava al compenso pattuito in precedenza che dipendeva
dal numero dei fori eseguiti: generalmente negli anni 30-40 il conciapiatti
esigeva un soldo per ogni foro (20 soldi corrispondevano a una lira). I
tempi erano duri e non sempre la gente aveva la possibilità di pagare,
sebbene si trattasse di pochi spiccioli. Alcune volte si era costretti a
pagare con il baratto. Terminata la prestazione il conciapiatti riprendeva
il suo giro nelle vie del paese, segnalando con vocalizzi la sua offerta
che, il più delle volte, consisteva anche nella riparazione degli
ombrelli. |
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